Al momento della sua uscita, Joker: Folie à Deux è stato etichettato rapidamente come un flop. Gli incassi inferiori alle aspettative e le recensioni contrastanti hanno spinto molti spettatori a scartarlo senza nemmeno dargli una possibilità. Ma è davvero un film da dimenticare o siamo di fronte ad un’opera che ha pagato il prezzo di scelte artistiche troppo radicali? Analizzando con attenzione il contesto produttivo, le aspettative del pubblico e le intenzioni narrative di Todd Phillips, emerge un quadro più complesso. Joker 2 non è un film semplice né accomodante, ma questo non significa che sia da buttare. In questo articolo ti offro alcuni spunti di riflessione su da cui partire per rivalutare la pellicola. Ma fai attenzione perchè nel testo sono presenti riferimenti alla trama e al finale.
Il peso delle aspettative sul film Joker 2
Dopo l’enorme successo del primo Joker, le aspettative per Joker: Folie à Deux del 2024 erano naturalmente molto alte. Tuttavia, vale la pena ricordare che anche il film del 2019 aveva ricevuto diverse critiche, nonostante il grande apprezzamento del pubblico e i numerosi riconoscimenti ottenuti.
Il primo capitolo della saga si concentra sul Joker come iconico antagonista, ma lo approccia in modo completamente diverso rispetto alle storie tradizionali dell’universo Batman. Piuttosto che un tipico film di supereroi, si tratta di un’opera drammatica e psicologica, che esplora il personaggio in maniera originale. I produttori stessi lo avevano definito come una versione alternativa del villain classico.
Alcuni spettatori e critici hanno contestato il modo in cui il film tratta temi delicati come salute mentale, violenza e disagio sociale. Mostrando l’antieroe sotto una luce quasi “umana” e come vittima di un sistema fallimentare, Joker sembra offrire una riflessione sul male e sulle sue origini, pur suscitando dibattito. Allo stesso tempo, il film evidenzia le difficoltà delle istituzioni nel supportare i cittadini e nel creare condizioni di vita equilibrate. Nonostante le polemiche, la performance di Joaquin Phoenix nel ruolo del Joker fu unanimemente riconosciuta come straordinaria.
Con il sequel del 2024, la storia di questo Joker si sviluppa ulteriormente e appare come un’anticipazione del Joker più classico. In alcuni passaggi sembra persino fungere da prequel al Cavaliere Oscuro del 2008, dove Heath Ledger ha regalato una delle interpretazioni più iconiche del personaggio.
Il musical drammatico: una difficile identità di genere cinematografico
Nei mesi precedenti all’uscita di Joker: Folie à Deux, la comunicazione dei produttori ha generato parecchia confusione. Il film è stato presentato in modi diversi e talvolta contraddittori. All’inizio del 2024, sia il regista Todd Phillips sia il direttore della fotografia Lawrence Sher avevano dichiarato che non si trattava di un musical, pur essendo ricco di musiche, proprio come accadeva nel primo Joker.
Nel film del 2019 le canzoni erano principalmente di accompagnamento e hanno avuto un grande successo, diventando iconiche per alcune scene chiave. Per il sequel, quindi, il pubblico si aspettava un approccio simile. In realtà, Joker 2 si rivela un vero e proprio musical: le sequenze cantate e ballate hanno un ruolo centrale e le performance vocali contribuiscono alla costruzione dei personaggi. La musica non è solo decorativa, ma racconta emozioni, motiva le azioni e fa avanzare la trama, in modo molto più evidente rispetto al primo film.
Questa discrepanza tra ciò che gli spettatori si aspettavano e ciò che hanno effettivamente visto, unita alla mancanza di chiarezza sul genere, ha sorpreso e in alcuni casi infastidito il pubblico.
Una sceneggiatura complessa e poco accessibile
La trama di Joker: Folie à Deux si sviluppa in modo molto esteso e, per molti spettatori, poco chiaro. Il film privilegia la recitazione e il tono teatrale rispetto all’azione: le scene dinamiche sono rare, mentre gran parte della narrazione si concentra sul periodo di detenzione di Arthur Fleck e sul suo processo. L’attenzione ai dettagli psicologici e agli aspetti più intimi e irrazionali dei personaggi crea una storia profonda, ma anche criptica. Solo chi ha una sensibilità particolare riesce a cogliere tutte le sfumature, mentre per il pubblico generale alcune sequenze risultano difficili da interpretare, influenzando la percezione complessiva del film.
Per i fan era naturale aspettarsi un’evoluzione significativa del Joker. Invece, Arthur rimane intrappolato nel suo delirio mentale, confrontandosi con traumi passati e problemi relazionali senza mostrare una trasformazione netta.
Harley Quinn: un ruolo poco sviluppato
Il titolo del film richiama il concetto psichiatrico di folie à deux, cioè una “follia condivisa tra due persone”, in cui due individui influenzano reciprocamente le proprie illusioni o disturbi psicotici. In questo contesto, il secondo personaggio principale, Lee Quinzel interpretata da Lady Gaga, rappresenterebbe la futura Harley Quinn. Tuttavia, il suo ruolo risulta limitato e poco definito. Il film fornisce solo frammenti della sua storia e del suo passato, senza costruire un arco narrativo solido. Risulta quindi meno coinvolgente rispetto ad Arthur e le sue motivazioni appaiono spesso poco convincenti.
La presenza di Lee, se rimossa, non cambierebbe sostanzialmente la trama. Al di là delle sequenze musicali e del supporto al protagonista, non contribuisce in modo determinante allo sviluppo della storia. La relazione tra i due personaggi è vaga e sfumata, con le vere intenzioni di lei che emergono lentamente e senza una logica chiara. In alcuni momenti, lo spettatore può persino chiedersi se Lee sia reale o soltanto una proiezione della mente di Arthur.
Le critiche e la concorrenza
Alla Mostra del Cinema di Venezia Joker: Folie à Deux ha ricevuto una standing ovation di 11 minuti. Ma questo entusiasmo non si è tradotto in un’accoglienza unanime al momento dell’uscita nelle sale. Le prime recensioni, provenienti da testate internazionali di rilievo come Daily Mail, Vanity Fair e Variety, sono state in gran parte critiche e hanno influenzato pesantemente l’opinione del pubblico. I giudizi positivi hanno avuto purtroppo meno impatto. I cambiamenti significativi nello stile, nella trama e nel genere rispetto al primo film hanno sorpreso e spiazzato molti spettatori, nonostante una campagna promozionale efficace. Probabilmente Todd Phillips ha osato troppo, presentando un film psicologico, drammatico e musicale a un pubblico ancora non pronto per questo tipo di esperienza.
A complicare le cose, Joker 2 ha trovato un mercato già impegnato da pellicole di grande richiamo, come Deadpool & Wolverine e Barbie, che hanno riscosso enorme successo sia di critica che di pubblico. Entrambi i film erano più accessibili e costruiti su messaggi chiari e intrattenimento diretto, a differenza di un sequel più complesso e introspettivo come questo. Anche la presenza di Harley Quinn, pur promettente, non ha avuto lo sviluppo necessario per diventare un elemento trainante della storia.
Perché Joker: Folie à Deux merita di essere visto
Nonostante le critiche, ci sono diverse ragioni per cui Joker 2 è un’opera interessante e di qualità e te le indico di seguito. Si tratta di un film coraggioso e complesso, che punta sull’introspezione, sulla psicologia dei personaggi e sulla profondità emotiva. E offre più di quanto la superficie delle critiche possa suggerire.
Joaquin Phoenix conferma la sua maestria attoriale: ancora una volta interpreta Arthur Fleck/Joker con profondità emotiva straordinaria, trasformando il personaggio in un uomo fragile, tormentato e complesso. La dedizione di Phoenix è evidente anche nella trasformazione fisica, con una magrezza estrema ottenuta per il ruolo, che rende la performance ancora più intensa e memorabile.
Anche Lee Quinzel/Harley Quinn, interpretata da Lady Gaga, è un’aggiunta originale e inaspettata. Pur non avendo un arco narrativo completo, il personaggio ribalta il mito classico. Non è sedotta dal Joker, ma ne manipola la mente attraverso interazioni teatrali e musicali. Gli intermezzi cantati e ballati, in parte reali e in parte immaginari, mostrano la relazione complessa tra i due e contribuiscono a esplorare l’universo mentale di Arthur.
La componente musicale, a mio avviso e contrariamente a quanto si dice, non domina la narrazione. Le parti recitate restano numerose e fondamentali per la trama, con personaggi come le guardie, l’avvocato di Arthur e Harvey Dent che mantengono un ruolo centrale senza cantare. La musica serve piuttosto a immergere lo spettatore nella psiche del protagonista, sottolineando caos interiore e conflitto emotivo.
Il film include inoltre rimandi iconici all’universo Batman, con Harvey Dent/Due Facce e il Joker. Dent, interpretato da Harry Lawtey, mostra la sua trasformazione tragica. Mentre il detenuto ossessionato da Arthur suggerisce un possibile legame simbolico con il Joker di Ledger, esplorando l’idea di continuità tra i due personaggi.
Il finale è uno dei punti più significativi: Arthur rifiuta l’idea di avere una doppia personalità e si assume la responsabilità completa delle sue azioni. Il Joker di Phoenix non è un villain mitico, ma un simbolo della Gotham degradata, un individuo che abbraccia il caos e la violenza. Il film affronta così in modo originale il tema della responsabilità, anticipando il Joker di Heath Ledger.
La storia lascia chiaro che il confine tra bene e male è sottile: anche chi è più onesto o indifeso può cedere alla propria parte oscura in circostanze estreme.
