Jeremy dei Pearl Jam: come la censura può cambiare un significato

Il brano Jeremy dei Pearl Jam è una delle canzoni più iconiche degli anni ’90, vero e proprio simbolo dei Pearl Jam. Affronta temi complessi come l’alienazione, il dolore adolescenziale e la violenza giovanile e all’epoca dell’uscita ha suscitato reazioni forti e molte controversie.

MTV censurò la scena finale del video musicale, alterando completamente il significato della storia: in questa scena si vede il giovane protagonista che si toglie la vita davanti ai suoi compagni di classe. Eliminare questa scena ha portato il pubblico a credere che il protagonista avesse rivolto la pistola contro i suoi compagni invece che contro se stesso.

I Pearl Jam non furono per niente contenti di questa censura che cambiava radicalmente il senso della storia. Ma andiamo con ordine: vi spiego in maniera dettagliata tutti i particolari di questa vicenda.

Il debutto di Jeremy dei Pearl Jam

Jeremy fa parte dell’album di debutto dei Pearl Jam, intitolato “Ten”, pubblicato nel 1991. Questo disco ha lanciato la carriera della band e rappresenta una pietra miliare del movimento grunge di Seattle, insieme a band come Nirvana, Soundgarden e Alice in Chains.
La canzone Jeremy è stata pubblicata come singolo nel 1992. Grazie al suo video musicale potente e provocatorio, ha ottenuto un’enorme risonanza mediatica.

Il brano racconta la storia di un ragazzo, Jeremy, che vive un profondo disagio esistenziale. Viene ignorato a scuola, trascurato a casa dai genitori e bullizzato dai compagni. Come spiegavo all’inizio, la canzone culmina in un gesto estremo e tragico: lo studente entra in classe e si toglie la vita davanti ai suoi compagni.
Il brano è una potente denuncia del silenzio che spesso circonda i ragazzi emarginati, la mancanza di comunicazione tra genitori e figli e l’indifferenza sociale verso chi soffre.

La storia dietro Jeremy dei Pearl Jam

La canzone si ispira ad un fatto realmente accaduto: il suicidio di Jeremy Wade Delle, un ragazzo di 15 anni del Texas, che l’8 gennaio 1991 si tolse la vita sparandosi in classe davanti ai suoi compagni della Richardson High School. Eddie Vedder, frontman dei Pearl Jam, dopo aver letto la notizia su un giornale, ne fu profondamente colpito. Combinò questo fatto con i suoi ricordi personali e il brano che ha creato è una narrazione cruda ed empatica del disagio giovanile dell’epoca.

Che fine ha fatto il talentuoso giovane attore del video musicale?

Nel celebre videoclip diretto da Mark Pellington, il ruolo di Jeremy è interpretato da Trevor Wilson, un giovane attore americano che aveva circa 12 anni. La sua interpretazione intensa e disturbante contribuì in modo decisivo all’impatto emotivo del video. Trevor non ha più intrapreso la carriera attoriale, preferendo una vita lontana dai riflettori.
L’ultima volta è apparso con i Pearl Jam agli MTV Video Music Awards del 1993.

Purtroppo non potrà mai più ritornare a recitare: è scomparso infatti nel 2016 all’età di 36 anni a Porto Rico, annegato durante una nuotata. In questo video di YouTube lo possiamo vedere durante la premiazione del 1993 assieme ai Pearl Jam che gli danno la statuetta da tenere in mano.

I retroscena di Jeremy dei Pearl Jam e del video musicale

Appena proviamo a guardare il video di Jeremy su YouTube, ci compare un avviso: le scene potrebbero toccare la sensibilità di alcuni utenti. Se proseguiamo, scopriamo che la versione è quella non censurata originale. Nel web si legge che la versione censurata di MTV non esiste quasi più da nessuna parte.

Il video mostra scene metaforiche e quasi oniriche. Il protagonista Jeremy si muove e corre in un bosco, in mezzo a disegni su carta e tela. Vediamo anche due gigantografie che mostrano un completo da uomo e un vestito da donna: il protagonista alza le mani verso di loro. Si tratta della rappresentazione delle figure materna e paterna che non supportano in alcun modo il giovane e non lo capiscono. In una scena successiva infatti i due genitori litigano fra di loro e non ascoltano il loro figlio che vuole parlare.

Altre scene mostrano Jeremy all’interno della sua classe, in evidente stato di disagio, con i compagni che non lo guardano e non lo ascoltano. Lui continua a fare disegni e schizzi senza senso su un foglio. Ad un certo punto, tutti gli puntano il dito contro e ridono di lui. Verso il finale, le scene si fanno più concitate, veloci, con fiamme e bagliori, fino al momento finale dell’entrata in classe e della tragica fine del giovane.

Il regista Mark Pellington utilizzò uno stile visivo drammatico e simbolico: schizzi di sangue, animazioni disturbanti e una fotografia opprimente. La band compare solo in brevi sequenze, perché l’attenzione deve essere tutta sulla narrazione del protagonista.

Il video di Jeremy poteva contare su un budget molto ridotto. Nonostante ciò divenne un successo assoluto, vincendo quattro MTV Video Music Awards nel 1993, incluso quello come Video of the Year. La sua potenza risiede nella capacità di trasformare un fatto di cronaca in arte, di scuotere le coscienze e di mostrare i fatti con elementi metaforici dai molteplici significati. Jeremy ci pone davanti a domande scomode, ci fa riflettere sul potere devastante dell’indifferenza e sulla necessità di ascoltare chi sta soffrendo in silenzio.

Le controversie su Jeremy dei Pearl Jam

Il videoclip originale mostra chiaramente Jeremy che si punta una pistola in faccia, seguito da immagini di compagni di classe coperti di sangue: una rappresentazione cruda e diretta del suicidio. MTV censurò la scena finale, rimuovendo l’inquadratura dell’arma e lasciando solo l’espressione dei compagni sporchi di rosso, provocando interpretazioni ambigue. Alcuni spettatori pensarono appunto erroneamente che il protagonista avesse ucciso gli altri studenti e non se stesso. I Pearl Jam criticarono duramente la censura, sostenendo che avesse snaturato il messaggio del video.

Altra particolarità di questo video: gli studenti in classe e Jeremy appaiono per pochi istanti con il braccio alzato in una posa che richiama visivamente il saluto romano o il saluto di Bellamy. Quest’ultimo è un gesto tipico degli Stati Uniti tra XIX e XX secolo durante il giuramento di fedeltà alla bandiera americana. Negli anni ’30, con l’ascesa del fascismo e del nazismo in Europa, il saluto di Bellamy cominciò a somigliare troppo al saluto romano e gli americani preferirono abbandonarlo.

Il gesto presente nel video musicale non è spiegato chiaramente e ha dato adito a molte interpretazioni. Potrebbe essere solo un gesto simbolico di sottomissione cieca all’autorità e alla società. Potrebbe non avere un senso letterale ma solo un significato psicologico e metaforico.
Anche questo elemento contribuì alle controversie che circondarono il video, che già affrontava un tema tabù come il suicidio scolastico. MTV lo trasmise solo in versione censurata e il video originale completo fu visibile pubblicamente solo molti anni dopo.

I limiti e le ingiustizie della censura

Questa storia ci fa riflettere su un problema serio: censurare le opere d’arte porta a cambiarne il significato in maniera irrispettosa verso l’artista e verso il senso che voleva trasmettere. Un’opera d’arte, che sia un brano musicale, un film, un quadro o una performance, non è fatta solo di “contenuti”, ma anche di forme, toni, simboli, tempi e silenzi.

Ogni elemento è parte del messaggio complessivo. Alterarne uno, anche se sembra minore o tecnico (es. tagliare una scena, censurare un gesto, cambiare un colore o un’inquadratura), può stravolgere il senso. Nel caso di Jeremy dei Pearl Jam la rimozione della scena del suicidio da parte di MTV non eliminò il gesto, ma lo rese ambiguo, inducendo molti a credere che il protagonista avesse ucciso gli altri studenti. Il messaggio dell’artista fu travisato, con effetti culturali e morali opposti a quelli intesi.

Anche se una modifica non è imposta per motivi ideologici ma per formato, orari, target, standard pubblicitari, l’effetto può essere simile. L’opera è alterata, il messaggio è frainteso e il pubblico non legge la versione completa.

Durante la mia attività giornalistica, spesso i miei articoli venivano tagliati per esigenze di spazio, senza prima avvisarmi. Questo purtroppo causava delle problematiche nel mio rapporto con gli utenti: non solo con i lettori, ma anche con le persone citate negli articoli. Spesso gli intervistati avevano approvato un articolo o un’intervista nella sua interezza e trovarsela pubblicata in maniera parziale li induceva a perdere fiducia in me e nel mondo del giornalismo. Inoltre i loro ragionamenti potevano essere fraintesi, mancando di pezzi importanti di discorso. Anche i testi scritti interamente da me, se tagliati o mancanti di frasi determinanti, potevano essere interpretati diversamente, esponendomi a critiche relative al mio pensiero e alla mia visione delle cose. Attualmente non scrivo più per quotidiani cartacei o riviste cartacee.

Questo però ci fa capire che la coerenza e l’integrità di un messaggio, artistico o giornalistico, vanno preservate il più possibile e ogni intervento andrebbe fatto con estrema cautela e trasparenza. Soprattutto chiedendo il consenso dell’artista o giornalista.

Qui sotto trovate la versione del video “Clean” cioè censurata all’epoca dell’uscita. L’originale senza censure la potete trovare su YouTube (è probabile che vi sia richiesto di accedere con le vostre credenziali per poterla vedere, dati i contenuti sensibili).

Non puoi copiare il contenuto di questa pagina

Torna in alto