Cos’è uno shinigami? Andiamo alle origini di Death Note

In questo articolo vi spiego approfonditamente cos’è uno shinigami, una figura centrale nel manga e nell’anime Death Note.
Il Death Note è letteralmente un “Quaderno della Morte”, un oggetto soprannaturale appartenente ad uno shinigami, uno spirito della morte della tradizione giapponese.

Gli shinigami non sono divinità nel senso classico del termine, ma entità legate al concetto della morte e del passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Proprio a partire da queste figure e dalle loro regole nasce il manga Death Note, scritto da Tsugumi Oba e illustrato da Takeshi Obata, pubblicato per la prima volta nel 2003.

Dal successo dell’opera è stata successivamente tratta una serie anime composta da 37 episodi, che ha contribuito a rendere la storia e i suoi personaggi celebri a livello internazionale.

Cos’è uno shinigami e qual è il suo ruolo

Per comprendere cos’è uno shinigami è necessario collocare questa figura nel contesto della cultura e dell’immaginario giapponese. Il termine shinigami significa letteralmente “dio della morte”, ma questa traduzione è fuorviante se interpretata in senso stretto: gli shinigami non sono vere e proprie divinità, bensì spiriti o personificazioni della morte, comparsi relativamente tardi nella storia culturale del Giappone.

A differenza di figure centrali del buddhismo giapponese come Enma-Ō, il sovrano degli inferi incaricato di giudicare le anime dei defunti, gli shinigami non hanno un ruolo ufficiale di giudizio. Nelle rappresentazioni tradizionali sono spesso associati all’atto stesso del morire. Possono indurre la morte, attirare gli esseri umani verso di essa o presiedere al momento finale dell’esistenza, senza però stabilire il destino ultraterreno delle anime.

Per analogia con altre culture, gli shinigami possono essere accostati alla figura dello psicopompo, termine di origine greca che indica un’entità che guida o accompagna le anime dei defunti. Tuttavia si tratta di un confronto interpretativo. Nella tradizione giapponese gli shinigami non svolgono in modo sistematico il ruolo di accompagnatori nell’aldilà.

Gli shinigami nella tradizione giapponese

Nella tradizione giapponese gli shinigami compaiono soprattutto a partire dal periodo Edo, all’interno di racconti popolari, opere teatrali e narrazioni letterarie. Non esiste una dottrina unificata che ne definisca funzioni e caratteristiche. A volte sono spiriti malvagi, altre volte semplici personificazioni della morte inevitabile.

Queste figure riflettono una visione della morte come evento naturale e ineludibile, più che come punizione o giudizio morale. Gli shinigami non decidono il valore della vita umana, né tengono in mano il destino delle persone. Rappresentano piuttosto il momento della fine, spesso in modo impersonale e distaccato.

Gli shinigami nell’universo di Death Note

Nel manga e nell’anime Death Note, gli shinigami vengono profondamente reinterpretati e rielaborati per esigenze narrative. In questo universo, essi sono creature soprannaturali che prolungano la propria esistenza uccidendo gli esseri umani tramite uno strumento chiamato Death Note, un quaderno in grado di causare la morte di chiunque vi venga scritto.

Questa concezione non appartiene alla tradizione giapponese, ma è un’invenzione originale degli autori. Gli shinigami di Death Note sono annoiati, amorali e distaccati dal valore della vita umana. Talvolta decidono di lasciare il proprio quaderno nel mondo degli uomini per osservare le conseguenze delle loro azioni.

È proprio in questo modo che ha inizio la storia di Death Note. Lo shinigami Ryuk permette che il quaderno finisca nelle mani del giovane Light Yagami. In tal modo da avvio ad una catena di eventi che mette al centro temi come il potere, la giustizia e la corruzione morale dell’essere umano.

Le figure della morte nella cultura greco-romana

Nella Grecia antica la morte era personificata da Thanatos, una divinità primordiale figlia di Nyx, la Notte, e fratello gemello di Hypnos, il Sonno. Thanatos non era una divinità malvagia: rappresentava la morte come evento naturale e inevitabile, privo di giudizio morale. Nelle raffigurazioni più antiche appare con sembianze umane e alate, spesso associato a simboli come la torcia rovesciata, che indica la fine della vita. La sua funzione non era punire o giudicare, ma semplicemente segnare il momento del trapasso.

Accanto a Thanatos, nel mondo greco-romano esistevano figure legate al passaggio delle anime nell’aldilà, come Hermes Psicopompo, incaricato di accompagnare i defunti verso il regno di Ade. Anche in questo caso non si tratta di un giudice, ma di una presenza neutrale che assiste il passaggio dalla vita alla morte.

Nella mitologia greco-romana, accanto alle divinità legate alla morte, esistevano figure ancora più potenti nel determinare il destino degli esseri umani: le Moire per i Greci, chiamate Parche o Fatae dai Romani. Erano tre divinità femminili che governavano il corso della vita di ogni uomo attraverso il simbolo della tessitura.
Cloto filava il filo della vita. Lachesi ne stabiliva la lunghezza assegnando il destino di ciascun individuo. Atropo decideva il momento della morte tagliando il filo con le sue forbici. Il loro potere era assoluto: nessuno, nemmeno gli dèi dell’Olimpo, poteva opporsi alle loro decisioni. Da questa concezione nasce l’espressione secondo cui la vita degli uomini è “appesa a un filo”, fragile e soggetta a forze superiori e impersonali.
In questa visione, la morte non è frutto di una scelta morale né di un giudizio divino, ma l’esito inevitabile di un destino già scritto fin dalla nascita. L’essere umano non può modificarlo, ma solo attraversarlo fino al suo compimento.

Le divinità della morte dal Medioevo in poi

Con il passare dei secoli, soprattutto nel Medioevo europeo, l’immaginario occidentale della morte subisce una profonda trasformazione. Nasce la figura del Mietitore, rappresentato come uno scheletro avvolto in un mantello nero e armato di falce. Questa iconografia non deriva dalla mitologia classica, ma da un contesto storico segnato da pestilenze, carestie e guerre. Qui la morte viene vista come forza indiscriminata che miete le vite umane come il grano nei campi.

Pur non essendo equivalenti agli shinigami, queste figure occidentali possono aiutare a comprenderli per analogia. Come Thanatos o il Mietitore, anche gli shinigami rappresentano la morte come una forza separata dal giudizio morale: non premiano né puniscono, ma incarnano il confine tra la vita e la fine dell’esistenza.

Tuttavia, a differenza delle figure greco-romane e occidentali, gli shinigami non appartengono a un sistema religioso strutturato e non svolgono un ruolo cosmico definito. Sono piuttosto personificazioni culturali della morte, rielaborate in modi diversi nel tempo e, nel caso di Death Note, trasformate in personaggi dotati di volontà, emozioni e comportamenti propri.

Questo confronto non suggerisce un’origine comune, ma permette di avvicinare il concetto di shinigami a figure familiari al pubblico occidentale, evidenziando come culture diverse abbiano sentito il bisogno di dare un volto alla morte e di rappresentarla come un’entità distinta dall’essere umano.

Perchè in Death Note ci sono gli shinigami

Gli autori di Death Note hanno scelto di usare gli shinigami per motivi narrativi, culturali e tematici molto precisi. Non è una scelta casuale né solo estetica.
Gli shinigami permettono di introdurre un potere assoluto, la capacità di decidere la morte, senza attribuirlo a una divinità benevola o malvagia. Loro non giudicano, non sono portatori di una morale e non impongono una giustizia divina.
Questo è fondamentale: se il potere provenisse da un dio, la storia assumerebbe un significato religioso; usando invece uno shinigami, gli autori mantengono il focus sull’essere umano e sulle sue scelte.

Lo shinigami non obbliga Light Yagami a usare il Death Note. Ryuk osserva, si diverte, ma non interviene moralmente. In questo modo ogni morte è responsabilità di Light, il conflitto non è “uomo contro dio” ma “uomo contro se stesso”. Gli shinigami diventano quindi spettatori, non giudici, rendendo la storia una riflessione sul potere e sulla corruzione morale.

Inoltre gli shinigami, nella cultura giapponese, non hanno una definizione rigida come gli dèi delle religioni strutturate. Questo ha permesso agli autori di reinventarli liberamente, attribuire loro regole nuove (il Death Note, il mondo degli shinigami, la noia) e renderli coerenti con una storia moderna. Sono figure ideali per una reinterpretazione contemporanea senza tradire una dottrina religiosa.

Usare gli shinigami permette poi a Death Note di evitare angeli e demoni cristiani e allontanarsi dal concetto di inferno e paradiso, costruendo una mitologia originale, laica e universale. Questo rende l’opera comprensibile a un pubblico globale senza dipendere da una religione specifica.

Chi sono gli shinigami nel mondo di Death Note

In Death Note compaiono diversi shinigami, ma solo alcuni hanno un ruolo rilevante nella storia.

RYUK
È lo shinigami più importante e iconico della serie. Annoiato dal mondo degli shinigami, lascia cadere volontariamente il suo Death Note nel mondo umano, dando inizio alla storia. È cinico, ironico e totalmente privo di senso morale: osserva gli eventi senza intervenire, limitandosi a divertirsi. Ryuk non aiuta Light per giustizia o ideologia, ma solo per svago.

REM
Rem è una shinigami atipica, capace di provare affetto per gli esseri umani. È legata a Misa Amane e agisce per proteggerla. Rem rappresenta un contrasto diretto con Ryuk: mentre lui è distaccato e indifferente, lei mostra empatia e senso di responsabilità.

GELUS
Gelus compare solo nei flashback, ma ha un ruolo fondamentale. È lo shinigami che si innamora di Misa Amane e muore per salvarle la vita, violando le leggi degli shinigami. La sua morte permette a Misa di ottenere il Death Note.

SIDOH
Sidoh è lo shinigami a cui apparteneva originariamente un Death Note rubato da Ryuk. È impacciato, timoroso e poco autorevole. Il suo quaderno finisce nelle mani di un gruppo criminale umano, dando origine ad una sottotrama che mostra come il Death Note possa essere usato anche al di fuori del conflitto tra Light e L.

Il Re degli Shinigami
È il sovrano del mondo degli shinigami. Appare raramente e non è coinvolto direttamente negli eventi umani, ma stabilisce le regole che governano i Death Note e l’esistenza degli shinigami. Rappresenta un’autorità distante, burocratica e impersonale.

Altri shinigami
Nel corso della serie appaiono anche degli shinigami senza nome, figure di sfondo nel mondo degli shinigami. Il loro ruolo è puramente atmosferico e serve ad ampliare l’universo narrativo.

Non puoi copiare il contenuto di questa pagina

Torna in alto